Spesso gli diceva: per fortuna ho te. Gli piaceva pensarlo in silenzio, lasciando che l'eco degli accordi della sua chitarra la conducessero a casa. 
Tornare finalmente nel nido che si erano costruiti la faceva sentire al sicuro. Lei, fotografa di professione, continuava ad aspettarlo mentre lui, frequentemente in giro per realizzare il suo sogno, viveva in un  mondo fatto di musica e parole. 
Quando avevano deciso di metter su casa lei lo sapeva: ci sarebbero stati lunghi periodi di asfissiante solitudine, è per questo che aveva tanto voluto che  al centro del living ci fosse un camino, le avrebbe fatto compagnia e donato quel calore che a volte gli sarebbe  mancato. 

Una  grande disputa, da cui entrambi erano usciti vincitori, aveva accompagnato i lavori di ristrutturazione: lei amava il bianco, il suo modo di catturare la luce, che per lavoro aveva necessariamente dovuto imparare ad amare; lui, con uno spirito newyorkese che non lo abbandonava mai, avvertiva la necessita di vivere in un ambiente che lo facesse sentire, almeno apparentemente, in quella città dove tanto aveva desiderato nascere. 







Era bastato sistemare in giro qualche oggetto a cui erano molto affezionati per far diventare quella scatola bianca la loro casa: qualche foto di lei di pochi anni prima, quando ancora era particolarmente a suo agio  dall'altra parte dell'obiettivo, la prima chitarra di lui.





Insieme avevano deciso che la loro camera da letto dovesse essere  il più essenziale possibile, maschile nei toni, femminile nelle texture e invasa da una luce meravigliosa, che li avrebbe riscaldati in quelle domeniche in cui, finalmente insieme, avrebbero potuto godersi una tenera colazione a letto. 


Le storie della rubrica Home&Stories sono tutte di fantasia. Non sono altro che piccole favole. 

Credits photo: Planete deco blog
Roberta Borrelli|makeyourhome.net

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