Diciamoci la verità quando si parla di architettura e storia del design la figura femminile esce fuori ben poco. Per secoli l'arte in generale è stata puro appannaggio degli uomini, non ricordo nemmeno di aver studiato all'università una sola donna che rientrasse tra i "maestri dell' architettura che bisogna conoscere". Per fortuna al momento di sviluppare la tesi di laurea Zaha Hadid stava vivendo il suo momento di maggior successo e così ho pensato - dai Roberta magari i tempi sono cambiati. Motivata a trovare il mio posto nel mondo e ottimista seguendo questo spettacolare esempio, rimango sconcertata quando iniziano ad uscire i primi format televisivi sul mondo dell'interior. Non specifico quale ma vi giuro che ho odiato, e odio tutti ora, quella trasmissione in cui lui fa il boss delle case e le ragazzette, come fossero veline, gli producono i progetti. Ma questa è un'altra storia su cui oggi mi sono un po' dilungata, solo per raccontarvi che invece nella storia del design di donne ce ne sono eccome e andrebbero studiate ed analizzate per la loro creatività e genialità, al pari dei loro colleghi uomini. 

Conoscete ad esempio Eileen Gray? Nata nel 1878 nel paesino di Enniscorthy, nel sud-est dell’Irlanda, Kathleen Eileen Moray Gray è una figura di indubbio rilievo nella storia dell’arte femminile del Novecento. Figlia di un ricco pittore dilettante che fin da bambina la fece viaggiare in Europa per dipingere dal vero, studiò a Londra ma si cominciò ad interessare all’architettura e all’arredamento solo nel 1900, quando visitò l’Esposizione Universale di Parigi. Da lì in poi si dedicò per qualche anno alla creazione di mobili laccati, ma fu solo nel Dopoguerra, incoraggiata anche dall’incontro con gli architetti Jean Badovici (di cui divenne anche compagna per qualche tempo), Gropius e Le Corbusier, che decise di dedicarsi completamente all’architettura di interni, avvicinandosi alle tendenze moderniste e, a tratti, al Bauhaus.



Il suo tavolo circolare in vetro E-1027 e la tondeggiante poltrona Bibendum furono ispirati dai coevi esperimento Bauhaus di Marcel Breuer con le strutture in tubolari di acciaio.



La sua opera di maggior rilievo fu senza dubbio la villa a Roquebrune-Cap-Martin. Un progetto dell'età matura, quando iniziò a costruirla , nel 1926, la Gray aveva 48 anni e Jean Badovici, architetto e intellettuale di quindici anni più giovane di lei, era il suo amante e mentore. La casa 'au bord de la mer' era una sua idea ma fu per lui che Eileen Gray la progettò. Le diede un nome in codice: E.1027.E sta per Eileen, 10 per J di Jean (decima lettera dell'alfabeto), 2 è la B di Badovici , 7 la G di Gray.

Modello lo spazio sul suo bisogno di isolamento e libertà. Aveva calcolato tutto: i percorsi, i gesti, le abitudini. E ancora l'esposizione perfetta di ogni stanza, la vista ideale, la suspense che si crea nel passaggio da un'ambiente all'altro. Una cosa non aveva previsto: la prepotenza di cui era capace un maestro dell'architettura come Le Corbusier. Badovini  glielo aveva presentato qualche anno prima. Quello che successe dopo però, ha un che di drammatico. E non per colpa della sua indipendenza o emancipazione ma perché gli uomini, anche se geni fantasiosi, sanno essere davvero... (giuro non mi esce la parola, ma mi sa che avete capito).

Infatti nel 1938 Gray e Badovici si lasciano. Lui invita Le Corbusier a soggiornare nella villa quando lei non c'è. E lì l'architetti dagli occhiali tondi , decide di dipingere ben otto murale sui muri che la gray aveva pensato immacolati. I suoi sono disegni sessisti , ironizzano sulla bisessualità della Gray e sulla natura del suo rapporto con l'amante. E si fa anche fotografare nudo mentre lo fa.

Posso concludere il mio post sul maschilismo artistico dicendo che Eileen per me è un mito, libera, indipendente, capace e che Le Corbusier, si , è proprio uno stronzo (perdonatemi!)
Roberta Borrelli|makeyourhome.net 

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